Guida per genitori ai videogiochi

Oggi i videogiochi sono molto diffusi tra tutte le fasce di età, molto di più di quanto non fossero ai loro inizi, 30 anni fa.

Ne abbiamo anche per tutti i gusti: da quelli che potremmo paragonare a film interattivi, da giocare al televisore comodi sul nostro divano, a quelli che fanno leva sui riflessi, ai passatempi rapidi che tanti utilizzano sui cellulari. O una qualunque combinazione di questi!

I videogiochi offrono un divertimento immersivo e versatile, stimolando la fantasia soprattutto dei bambini, che aspetta soltanto di avere una spintarella, per poi prendere il volo.

C’è quasi una magia che tiene incollati i giocatori agli schermi: a una tua azione, il videogioco risponde! Non ci sono pedine da muovere o libretti di istruzioni: è tutto così immediato che è facile venire trasportati in un altro mondo, come in un libro o un film.

Ma non è tutto rose e fiori. I videogiochi sono un’attività di svago, che va tenuta sotto controllo come le altre attività. Se siete genitori, magari avrete già pensato a come controllare i vostri figli.

Come affrontare i problemi

  • Giocare è un’attività che richiede spesso concentrazione: bisogna capire la situazione e rispondere rapidamente, in modo continuo e senza pause. Chiaramente dipende dal gioco, però succede che, dopo una sessione di oltre un’ora, si sia mentalmente più stanchi. Mentre lo studio tende ad annoiare e difficilmente si resta concentrati ininterrottamente a lungo, il divertimento del gioco permettere di mantenere alta la concentrazione per tempi prolungati, generando maggiore stanchezza in meno tempo.
  • Se vedete i vostri figli distratti o più stanchi dopo aver giocato, non è niente di grave: non stanno diventando scemi e non ci saranno conseguenze a lungo termine. Se hanno giocato per un’ora, è come se avessero studiato per 5 ore.
  • Se a vostro avviso sono troppo distratti, si può ridurre il tempo concesso al gioco, oppure spostarlo ad altri momenti di relax. Per esempio, prima di andare a scuola non è opportuno dedicarsi a un gioco impegnativo, ma al massimo un passatempo leggero per svegliare gradualmente il cervello.

Una nota importante: quando ricevono un gioco nuovo, avranno sicuramente il desiderio di giocarci ininterrottamente. È fisiologico volersi immergere in pace in un gioco che si attende da tempo, un po’ come un film o un libro tanto atteso. All’inizio i ragazzi faranno storie quando viene loro detto che il tempo è scaduto, quindi attenderei il fine settimana o un periodo in cui c’è maggiore tempo libero per mettere il gioco nelle loro mani, per poi lasciarglielo godere più a lungo del solito.

  • Come regolarsi con l’età e i giochi violenti?
    Esiste il PEGI (Pan European Game Information), che è un riferimento per i genitori all’acquisto dei titoli, che in pratica vi dice l’età minima per cui è consigliato il gioco, come per i film alla televisione.

    Ma perché esistono i videogiochi violenti, oppure sessualmente espliciti? La risposta è la stessa per i film: cioè “perché no?”. Gli sviluppatori di giochi sono dei creativi, e i giocatori hanno voglia di provare giochi nuovi. Prima o poi si arriva a esplorare zone in cui nessuno è arrivato, e degli sviluppatori abbastanza coraggiosi decidono di pubblicare il titolo in questione: sta al mercato decidere se avranno successo o meno.Dal punto di vista di un genitore, potrebbe venire spontaneo guardare il mondo dei videogiochi come una zona della vita dei propri figli sulla quale hanno poco o nessun controllo, e perciò chiedersi cosa ci fanno lì giochi basati sulla guerra o sui criminali. La prima risposta è che i giochi non sono pensati solo per i vostri figli, ma per una vastissima fascia di pubblico, che è abbastanza corposa almeno fino a 40 anni.Quindi, se ritenete tanti giochi inadatti ai vostri figli, magari è perché non sono rivolti a loro. Ma proprio come esistono i film horror, oppure serie tv in cui i protagonisti non sono esempi da seguire, ci sono anche giochi che non vogliono essere didattici. O magari sì, ma in modo diverso dall’impartire prescrizioni come a scuola.
  • Un caso emblematico sono i giochi in cui si spara, che sono tra i più demonizzati dai media. Per spezzare una lancia a loro favore, molti di questi sono giochi di gruppo, quindi c’è occasione di socializzare.

Inoltre, si consideri un esperimento mentale, per progettare un gioco competitivo. Ad esempio, sfidare un amico a tirare una palla nel cestino. È un gioco semplice e non violento. Si supponga che, nel lungo termine, si diventi così bravi da dover rendere il gioco più difficile per essere stimolante: una possibilità è mettere i cestini in movimento. Ora, ogni giocatore deve tirare la palla in un cestino, ma il cestino si muove. Come farlo? Un giocatore può muovere il cestino, mentre l’altro tira la palla, e viceversa.Ancora più difficile, ancora più veloce: mentre ognuno muove il cestino, l’altro tira la palla. I giocatori giocano attivamente tirando la palla, ma stanno anche rendendo più difficile la partita dell’avversario. Questa idea non è violenta, e un gioco in cui si spara è lo stesso concetto appena descritto, ottenuto immergendo in una situazione realistica il gioco del tiro al bersaglio. È un gioco di abilità, nessuno pensa di uccidere davvero, anche se usa le parole “uccidere” e “morire”. Per un giocatore la differenza è così ovvia che chiedergli “non pensi che sia sbagliato sparare alle persone nei videogiochi?” sarebbe come chiedere “non è strano che gli animali parlino nei film della Disney?”.

  • Ultimo punto su cui un genitore deve fare attenzione: i giochi gratuiti con microtransazioni (detti free-to-play).
    Un tempo, per giocare si andava nelle sale giochi e si faceva una partita con una moneta. Poi, giochi più lunghi e complessi sono stati sviluppati per dispositivi acquistabili, affinché potessimo giocare in ogni momento. Oggi, l’evoluzione del mercato ci ha portato a un nuovo modo di guadagnare dai giochi. Semplificando al massimo: prima giochi, se ti piace paghi per premiare gli sviluppatori, altrimenti puoi giocare lo stesso. Ma se paghi, avrai in premio un piccolo bonus di ringraziamento. Il tempo passa, il mercato ha metabolizzato questo sistema al punto che oggi è la forma di videogioco più redditizia al mondo, e la situazione è degenerata.
    Tanti giochi sono stati prodotti al preciso scopo di assuefare i giocatori e spingerli a comprare sempre di più questi bonus, che per di più hanno la meccanica dei biglietti della lotteria, aggiungendo pure il gioco d’azzardo ai problemi dati in pasto ai propri “clienti”. In Giappone il problema è diventato così grave che sono state fatte leggi apposite che regolamentano questo genere di giochi.
    È importante assicurarsi che i figli non abbiano la possibilità di spendere denaro dei genitori tramite carte di credito o PayPal senza permesso, e lo è ancora di più condividere con loro quanto più possibile la loro esperienza di gioco, in modo da avere un’idea dei loro interessi e di dirigere in modo educativo il contenuto (qualora ci siano temi di cui discutere).

Lati positivi

Dopo tutti questi dubbi e problemi, perché non vietare totalmente a tutti di giocare? Perché ci sono anche tanti aspetti positivi, nei giochi.

Proprio come cinema, televisione, libri e fumetti, raccontano storie, ma possono essere ancora più coinvolgenti grazie all’interattività. I videogiochi insegnano, come ogni gioco. Per giocare, per raggiungere un obiettivo, bisogna capire come funziona e bisogna ottenere il risultato. I giochi sono un OTTIMO sistema per insegnare, e il videogioco si presta perfettamente, grazie alla possibilità di impacchettare su misura ciò che si vuole trasmettere, e di comunicare direttamente con l’utente.

Molti giochi richiedono tempismo, attenzione, matematica, creatività, mettendo fortemente alla prova i giocatori. Persino l’inglese, ai vecchi tempi in cui i giochi non si trovavano in italiano e ci si arrangiava con quel che passava in convento. Tanti adulti di oggi hanno molti ricordi di infanzia grazie ai videogiochi.

Pokémon Go a Torino

La comunità di Torino di Pokémon Go è un ottimo esempio
L’idea del gioco è di fare delle passeggiate per la città, collezionando i Pokémon, riscoprendo intanto angoli della città che magari si erano dimenticati. I Pokémon sono degli animaletti che si possono sfidare, ognuno con punti di forza e debolezza. Le sfide si basano su precise regole matematiche implementate nei videogiochi, e i giocatori appassionati si sono addentrati nelle formule per spingere al massimo il loro lato competitivo. Questo è un aspetto didattico dei giochi, perché spinge i giocatori a studiare matematica e informatica e fisica per scoprire cosa c’è dietro lo schermo, e questo è valido per tutti i videogiochi.

Poiché i pokemon sono nati molti anni fa, ci sono tanti appassionati di generazioni diverse che hanno iniziato a giocare, e oggi i giocatori si tengono in contatto e organizzano attività insieme. La community di Torino è abbastanza grande e conta qdiverse centinaia di giocatori, alcuni dei quale si dedicano veramente tanto allo spirito di gruppo e a organizzare eventi, infatti sono state svolte diverse attività che sarebbero state impossibili da singoli.

Ci sono eventi mensili in cui vengono regalati gadget offerti dagli sponsor e dai donatori, ci sono raduni in cui gli organizzatori preparano giochi e competizioni a premi al parco, è stato addirittura possibile organizzare un viaggio in pullman per partecipare a un evento in Germania. A marzo 2019, collaborando con il Banco Alimentare di Torino, i giocatori sono stati invitati a donare liberamente del cibo a lunga conservazione, e l’iniziativa ha avuto un grandissimo successo, con due auto piene di scatoloni arrivate in sede. A maggio 2019 è uscito nella sale il film Detective Pikachu, e la comunità di Torino si è organizzata con il cinema Massaua per riempire due sale. Su iniziativa della Circoscrizione 8 e La Stampa, è stata organizzata una notte bianca al parco del Valentino l’11 maggio 2019; tra le varie associazioni che hanno aderito, c’era anche la community di Pokémon Go di Torino.

In sintesi

I videogiochi hanno un grosso potenziale per fare stringere nuove amicizie, creare comunità, insegnare e proporre nuove esperienze, condividere.

Sono anche un’occasione per un genitore di avvicinarsi ai figli, che spesso hanno piacere di condividere i loro interessi con chi si mostra aperto nei loro confronti. I pericoli esistenti non sono un buon motivo per proibire i videogiochi, perché è solo questione di tempo poi i ragazzi avranno la possibilità di agire di testa propria. È quindi opportuno approfittare del proprio rapporto con i figli per guidarli e accompagnarli in questa esperienza, senza demonizzarla.